Chi arriva a Trassilico la vede per prima: la Rocca occupa la porzione più alta e scoscesa del colle, a 720 metri, e da lassù lo sguardo corre verso le Alpi Apuane da un lato e la media valle del Serchio dall’altro. È il motivo per cui questo posto esiste. Per secoli chi controllava la Rocca controllava il passaggio tra la Garfagnana, la Versilia e la Lucchesia.
Le origini: longobardi e Porcaresi
La prima traccia scritta del paese è del 749: un chierico longobardo, Gundualdo, compra un pezzo di terra in «Trasiclu». Nel X secolo il luogo è in mano ai Porcaresi, potente famiglia feudale lucchese: a Donnuccio dei Porcaresi, fratello del vescovo di Lucca Guido, si attribuisce la costruzione del primo fortilizio, una torre esagonale di cui gli scavi archeologici recenti hanno ritrovato il basamento, spesso più di due metri. È la prima costruzione di questo tipo documentata in Garfagnana e Mediavalle.
Il 18 settembre 1274, nella chiesa di San Pier Cigoli a Lucca, i Porcaresi vendono al Comune di Trassilico tutti i loro diritti sul luogo per 2100 lire lucchesi. A pagare è Guido Belletti, sindaco e procuratore del paese. Da quel giorno la Rocca è dei trassilichini e, attraverso di loro, della Repubblica di Lucca.
La vicaria estense
Nel 1430, alla caduta di Paolo Guinigi, Trassilico si dà spontaneamente agli Este di Ferrara, e con il lodo di papa Niccolò V del 28 aprile 1451 diventa capoluogo di una vicaria: il presidio più meridionale dello stato estense, a un passo dal confine con Lucca e con la Barga fiorentina. Nella Rocca abitano il podestà, il notaio, il camerlengo e una piccola guarnigione; dentro la torre c’era una prigione così stretta che il recluso era costretto a restare in piedi.
Nel 1524 Ludovico Ariosto, commissario della Garfagnana, scrive al duca Alfonso I deplorando lo stato di abbandono del fortilizio e chiedendo di rinforzarlo. Se ne occuperà, quasi un secolo dopo, l’architetto militare Pasio Pasi: nel 1613 disegna la nuova pianta, con il torrione circolare nell’angolo più protetto, una cinta muraria che abbraccia tutta la sommità del colle e una cappella dedicata a Santa Barbara. Fulvio Testi, governatore della Garfagnana e poeta, ricordava che i venti quassù «facevano tremare la Rócca, le cui muraglie sono grosse sei braccia, e queste non sono favole».
L’abbandono e la rinascita
Nel Settecento gli uffici pubblici scendono in paese e dal 1789 la Rocca è abbandonata: la cappella viene demolita, le pietre finiscono nelle case dei paesani. Per due secoli restano i ruderi. Nel 2017 il Comune di Gallicano, con oltre 400 mila euro del progetto Ducato Estense del Ministero della Cultura, avvia il restauro filologico seguito dall’archeologo Enrico Romiti e dall’architetto Fabio Lo Jacono. L’11 agosto 2018 la Rocca viene illuminata per la prima volta, visibile da tutta la valle; il 13 agosto 2019 il taglio del nastro, con il corteo degli sbandieratori di Gallicano.
Oggi la Rocca è liberamente visitabile, e chi ha difficoltà a camminare può prenotare al Rifugio La Mestà il servizio di accompagnamento con la carrozzina elettrica a quattro ruote motrici.
Fonti
- Catalogo generale dei Beni Culturali, scheda Rocca Estense di Trassilico (Università di Pisa)
- F. Giaffreda, Trassilico, Rocca – Mondi Medievali, 2011
- Ducato Estense – Rocca Estense di Trassilico (Ministero della Cultura)
- Turismo Garfagnana – Rocca di Trassilico
- SerchioInDiretta, articoli del 17/9/2017, 12/8/2018 e 8/8/2019