Originario luogo di culto religioso, costituito all’esterno da un portico che orna la facciata di due chiese: una addobbata in stile settecentesco, l’altra scavata nella roccia a colpi di scalpello da monaci e fedeli, dove è possibile visitare la vecchia cucina e le celle dei frati, anch’esse scavate nello stesso modo.

Il nome “Calomini” sembra derivare da Coffis Minor, probabilmente perché sorgeva su un’altura più bassa di quelle circostanti.
Già anticamente, i pellegrini arrivavano all’”Eremita” ma non facilmente; vi giungevano, infatti, a piedi o servendosi del sentiero che sale dalla strada sottostante all’Eremo fin sotto la recinzione del Santuario, oppure scendendo dal sovrastante paese di Calomini attraverso un caratteristico itinerario in meno ai boschi.

 

Tradizione e leggende circa l’origine del Santuario

Sull’origine dell’Eremo di Calomini troviamo varie tradizioni.
Inizialmente si narra di un miracolo nel quale rimane beneficata una donna di Calomini che, precipitata dall’alta parete rocciosa del monte, avendo invocato la Santissima Vergine, rimane miracolosamente illesa.
Altri documenti narrano la storia del ritrovamento nei pressi di una montagna, da parte di semplici pastori, di una statua della Madonna che, posta successivamente in una grotta, avrebbe ottenuto numerosi miracoli, divenendo presto meta di pellegrinaggi.
Una storia risalente all’anno mille racconta di una bambina che, arrampicandosi sulla montagna, avrebbe scoperto l’immagine della Vergine dei Martiri.
La statua sarebbe stata portata nella chiesa di Gallicano, ma in modo inspiegabile scompare per riapparire in una grotta tra il bosco.
Questo segno fu interpretato come la volontà della Madonna di rimanere in quel luogo che, inseguito, divenne meta di pellegrinaggi e nucleo sorgivo del futuro santuario.